I segreti del Pastificio Ilvana: 10 regole d’oro per valorizzare la nostra pasta a casa tua.

Diciamoci la verità: quando portate sulla vostra tavola una confezione della nostra pasta fresca, non state acquistando un semplice ingrediente, ma un pezzetto della nostra storia, fatta di semole selezionate, uova fresche e quella sapienza artigianale che coltiviamo ogni giorno qui a Terracina.

Sappiamo quanto amore mettete nel preparare i vostri pranzi in famiglia o le cene con gli amici, ed è per questo che ci teniamo che il risultato nel piatto sia semplicemente perfetto. Spesso, però, si tende a trattare la pasta fresca artigianale come una comune pasta secca industriale. Ma la pasta fresca ha un’anima delicata, vive di tempi diversi, ha un rilascio di amidi unico e richiede piccoli gesti d’attenzione che fanno una differenza enorme sul risultato finale.

Per aiutarvi a valorizzare al massimo ogni singola fettuccina, raviolo o gnocco che esce dal nostro laboratorio, abbiamo deciso di svelarvi i nostri “segreti del mestiere”. Ecco 10 consigli di nicchia – e qualche falso mito da sfatare – per cucinare la pasta fresca a casa vostra esattamente come farebbe uno chef.

Prendete nota, l’acqua è quasi a bollore!

Per la pasta secca si calcola di solito 1 litro ogni 100g. Per la pasta fresca artigianale, specialmente se all’uovo o ricca di semola, serve più acqua (circa 1,2 – 1,5 litri ogni 100g). La pasta fresca rilascia molto più amido in cottura; se l’acqua è poca, diventa subito una specie di colla e la pasta perde di elasticità.

Non si butta il sale quando l’acqua già bolle o, peggio, insieme alla pasta. Il sale va inserito quando l’acqua inizia a scaldarsi. Questo perché il cloruro di sodio influisce sulla struttura del glutine della pasta fresca durante lo shock termico dell’immersione, aiutandola a rimanere “tenace” e non sfaldarsi.

Questo è il re degli errori. La pasta fresca sale a galla semplicemente perché l’acqua intrappolata all’interno evapora e crea micro-bolle che fanno da salvagente. Ma la cottura interna, specialmente nei formati ripieni o nei passaggi più spessi (come i nodi dei ditalini o le pieghe dei ravioli), richiede spesso da 1 a 3 minuti in più da quel momento. Bisogna sempre assaggiare l’anima della pasta.

La pasta secca resiste alle turbolenze del bollore forte. La pasta fresca artigianale è delicatissima. Quando si cala la pasta, il bollore deve essere vivace, ma un secondo dopo averla buttata bisogna abbassare la fiamma a fuoco medio. Il bollore violento rischia di rompere la sfoglia dei formati ripieni o di “sfibrare” la superficie di trofie e gnocchi.

Molti mettono l’olio nell’acqua per non far attaccare la pasta fresca. Errore. L’olio crea un film impermeabile sulla pasta che le impedirà, una volta saltata, di legarsi al sugo. L’unica eccezione sono le sfoglie da lasagna che vanno poi stese e asciugate. Per i formati normali, basta muoverla delicatamente i primi 30 secondi.

Scolare la pasta fresca artigianale (soprattutto ravioli, tortelli o fettuccine lunghe) rovesciandola violentemente nello scolapasta dentro il lavandino è il modo migliore per ammassarla e romperla. Il metodo professionale prevede di trasferirla direttamente dall’acqua alla padella del sugo usando una schiumarola o una pinza.

L’acqua della pasta fresca è ricchissima di amido nobile (molto più di quella della pasta secca). Non va buttata: è il segreto per l’emulsione. Quando salti la pasta nel sugo a fuoco spento, aggiungi un mestolo di quest’acqua: l’amido, unito ai grassi del condimento (olio o burro), creerà quella cremina perfetta da ristorante senza bisogno di aggiungere panna o addensanti.

Se la pasta fresca viene conservata in frigo prima di essere cucinata, tende a creare una leggera umidità superficiale. Se la butti così com’è, l’esterno diventerà subito viscido. Il consiglio di nicchia è di infarinarla leggermente con pochissima semola rimacinata (mai farina 00) e scuoterla in un setaccio un attimo prima di calarla nell’acqua.

La pasta fresca è igroscopica: continua ad assorbire liquidi anche dopo essere stata tolta dall’acqua. Il segreto è scolarla molto al dente, saltarla nel sugo per 30 secondi a fuoco vivo per farle assorbire il condimento, e poi lasciarla riposare in padella a fuoco spento per 1 minuto prima di impiattare. Questo stabilizza gli amidi e rende il morso perfetto.

Se la pasta fresca del pastificio viene congelata per preservarla, il consumatore commette spesso l’errore di tirarla fuori prima per farla scongelare. Niente di più sbagliato: diventa una massa informe. La pasta fresca congelata va buttata direttamente nell’acqua bollente da congelata, alzando la fiamma al massimo nei primi secondi per compensare il calo di temperatura dell’acqua.

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